Storia - Comune di Ventimiglia

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Ventimiglia e la sua storia

Origini del nome

Il toponimo Ventimiglia, deriva probabilmente dall’espressione linguistica degli antichi popoli liguri di Albom "città capoluogo" e dal genitivo plurale del nome etnico Intemeliom, quindi "città capoluogo dei “Liguri Intimeli” . Le due parole, attraverso la forma poi latinizzata in Album Intimilium (attestata per es. in Plinio il Vecchio), si fusero, infine, in Albintimilium, con una crasi analoga a quella verificatasi per Albingaunum, l'odierna città di Albenga. In seguito alla deglutinazione di al- iniziale e al conseguente passaggio b>v si giunse a una forma Vintimilium (interpretata per etimologia popolare come Vigintimilium), che nel medioevo. divenne infine Vintimilia.

In epoca recente, a causa della toponomastica poco accurata di certi cartelli stradali, che ne abbreviavano arbitrariamente il nome in "XXmiglia", si è diffusa l'erronea credenza che il nome della città derivasse da una distanza stradale, anche perché effettivamente, per una curiosa coincidenza, l'abitato di Ventimiglia dista circa 20 miglia nautiche dalla vicina città francese di Nizza, alla cui Contea, Ventimiglia è stata storicamente legata. Tuttavia tale teoria popolare sull'origine del nome non ha, nei fatti, alcun fondamento storico. E questa è la città di Ventimiglia, alla quale spesso ci si riferisce come "la porta occidentale d'Italia", "la Città di confine" o "la Porta Fiorita d'Italia", che intrattiene forti rapporti economico-sociali con la vicina Costa Azzurra, ed ovviamente con la stessa Francia, come testimoniato da un incrementato pendolarismo di tipo lavorativo.

Territorio

La città si sviluppa presso la foce del fiume Roia, ed è situata a 8 km dalla dalla frontira francese. Il punto del territorio comunale sito alla maggiore altitudine è il monte Gramondo (1378 m s.l.m.). Altre vette del territorio ventimigliese sono la punta Renuit (1300 m), la cima Veglia (1159 m), la cima di Bravona (1013 m), la punta Pellegrio (922 m), il monte Grosso (909 m), la cima dell'Arpetta (861 m), il monte Cogorda (838 m), il monte Fuga (786 m), il monte Carpano (772 m), la Testa Maimona (732 m), il monte Erisetta (664 m), il monte Pozzo (570 m), il monte Bellenda (540 m), la cima di Terca (505 m), il monte Magliocca (500 m), il monte Carbone (442 m), la cima di Gavi (440 m).

Clima

Il clima è di tipo mediterraneo, molto mite, solo occasionalmente disturbato dalla tramontana, un vento che discende dalla valle del fiume Roia.

Epoca romana

Secondo alcune fonti storiche il primitivo insediamento fu fondato dalla tribù degli antichi Liguri Intemeli in età preistorica e preromana, sull'altura di Colla Sgarba nella valle del torrente Nervia. Nel II secolo a.C. il villaggio fu conquistato dall'esercito Consolare della Roma Repubblicana, che rinominerà l'insediamento in Albium Intimilium, in seguito Albintimilium, riedificando una nuova città cinta da mura, presso la foce del Nervia. Nel 49 a.C., durante la dominazione romana, la città ospitò Giulio Cesare, diretto in Spagna; qui risiedette da un certo Domizio, suo sostenitore. Ciò suscitò l'indignazione dei Pompeiani: Domizio venne poco dopo fatto uccidere per mano di un certo Bellieno, servo di Demetrio, quest'ultimo comandante del presidio militare romano dell'odierna Ventimiglia. La popolazione, per la maggior parte fedele a Cesare, secondo quanto scrive Celio, il corrispondente epistolare di Marco Tullio Cicerone, insorse allora contro il presidio, prendendo il sopravvento sulle poche guardie romane, e lo stesso Celio racconta di come dovette intervenire con un piccolo esercito per sedare la rivolta tra soldati e popolo. Il fatto storico è testimoniato dal motto che tutt'oggi è inscritto nello stemma comunale: Civitas ad arma iit: ovvero "la popolazione corse alle armi".

Ventimiglia restò sempre fedele sia alla Roma Repubblicana, come alle susseguente Roma del periodo Imperiale, e tale riconoscenza fu premiata dallo stesso Cesare, quando la riconobbe con il titolo amministrativo di “municipium”, favorendo così la sua prosperità e relativa espansione. Nel 68 subì un saccheggio causato dallo scompiglio dei pretendenti al trono che si creò dopo la morte dell'imperatore Nerone. Negli scontri in un podere di Ventimiglia fu assassinata la nobile Giulia Procilla, madre di Gneo Giulio Agricola, che partecipò ai funerali e riparò ai danni subiti dai saccheggi, stanziando appositi contributi verso la città intemelia.

I confini cittadini nel frattempo si espansero notevolmente, arrivando fino a Villa Matutiae (l'odierna Sanremo) ad est e alla città di Mentone verso ovest, sfruttando il percorso della via Julia Augusta, realizzata dall’Imperatore Ottaviano Augusto. La città intemelia subì diversi e notevoli cambiamenti urbanistici, grazie ad una completa rivisitazione degli architetti ed ingegneri di Roma che crearono nuove piazze, ville e case, acquedotti, fontane, bagni termali, un foro pubblico e un teatro.

La nuova urbanizzazione richiamava il classico stile di progettazione romano, usando una tecnica rettilinea ed ortogonale (originariamente definita del castrum): il nuovo centro urbano, molto diverso dalla preesistente città vecchia dei Liguri Intemeli sulle alture di Colla Sgarba, si estendeva lungo due vie principali - il Cardo e il Decumano, che si intersecavano ad angolo retto con altre vie minori dette vici o subvici.

Medioevo e la Repubblica di Genova

Dopo l'invasione dal Re dei Longobardo Rotari nel 644, gli abitanti nel periodo medioevale, abbandonarono definitivamente l'antica città romana e si rifugiarono alla destra del fiume Roia, dove edificarono la nuova città col nome di Vintimilia. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la città entrò a far parte dei domini di Carlo Magno dal 744 e successivamente, diventerà una Contea dipendente dalla Marca di Torino, di cui si hanno le prime notizie nel 962. In piena età feudale, si dichiarò comunque “libero Comune”, divenendo dominio dei Conti locali, detti appunto Lascaris di Ventimiglia; essi dominarono diversi borghi e villaggi della Riviera di Ponente, scontrandosi più volte con le altre signorie locali ma soprattutto con la nascente Repubblica di Genova. Quest'ultima, dopo aver conquistato l'intera Riviera di Levante e parte del ponente ligure, si spinse sempre più verso Ventimiglia, dando il via, dal 1140, ad un vero e proprio assedio della città.

Nel 1221, Genova decide di affidare definitivamente il compito di conquista e definitiva sottomissione alla Repubblica genovese, al comandante mercenario, di origine bresciana, Lotaringo di Martinengo. Dopo una lunga e aspra lotta, nella quale la città subì continui bombardamenti dalle alture di San Giacomo, Maure e Siestro e l'impaludamento del porto-canale alla foce del Roia, Ventimiglia fu conquistata, diventando per la Repubblica, un'importante base strategica fortificata di frontiera.

La città nei secoli a seguire fu però sempre contesa da altre numerose signorie locali, nonostante fosse oramai compresa nei territori genovesi, e diversi furono i pretendenti, quali i Grimaldi, gli Angioini, i Visconti, i Savoia, gli Sforza e anche dal Regno di Francia; dal 1505 divenne definitivamente dominio genovese, subendone le sorti e le glorie. Nel 1514 la Repubblica cedette la sovranità su Ventimiglia alla Casa di San Giorgio (Banco di San Giorgio). Poiché, tuttavia, l'amministrazione dei possedimenti territoriali si era rivelata “antieconomica”, la Casa di San Giorgio (in quanto Banca) restituì alla Repubblica tutti i territori che le rimanevano in sovranità, fra cui Ventimiglia, e questo nel 1562.

La Repubblica in seguito la nominò a sede del locale e omonimo capitaneato, alla quale furono sottoposti villaggi, borghi e comuni vicini. Nel XVII secolo, Ventimiglia ottenne da Genova una “propria autonomia economica e fiscale” e questo soprattutto per le continue lamentele della popolazione che, secondo fonti dell'epoca, manifestò più il proprio disaccordo, verso le continue vessazioni dei soliti nobili locali.

Napoleone e il Regno d'Italia

Ventimiglia seguì successivamente le sorti di Genova, patendo anch'essa la dominazione austriaca del 1747 e l'invasione francese di Napoleone Bonaparte nel 1797. Fu proprio durante la nuova dominazione d'oltralpe che la comunità di Ventimiglia si costituì in “libera municipalità” della neo costituita Repubblica Ligure, nel Dipartimento delle Palme, con capoluogo Prefettizio la città di Sanremo. Amministrativamente fece quindi parte del IX cantone di Ventimiglia nella Giurisdizione delle Palme e dal 1803 centro principale del X cantone delle Palme nella Giurisdizione degli Ulivi. Annesso al Primo Impero Francese, dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento delle Alpi Marittime.

Regno di Sardegna

Nel 1815 il territorio fu inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilì il Congresso di Vienna del 1814 dopo la caduta di Napoleone, sottoposta al Contado di Nizza, mentre al 12 agosto 1820 risale la ratificazione dei nuovi confini comunali tra i due municipi di Airole e Ventimiglia.

Regno d'Italia

Dal 1861 fu annesso al Regno d’Italia. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel VIII mandamento di Ventimiglia del Circondario di Sanremo, facente parte della Provincia di Nizza (poi Provincia di Porto Maurizio e, dal 1923, Provincia di Imperia).

Nel 1945, sul finire della seconda Guerra mondiale, fu occupata dalla Francia, poi passò nuovamente ed in modo definitivo alla sovranità statutaria dell'Italia.

Architetture religiose cittadine

• Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Secondo a Ventimiglia Alta. Secondo alcune fonti storiche la Cattedrale dell'Assunta fu eretta tra l'XI e il XII secolo sulle rovine di una precedente Cattedrale di epoca carolingia. Quest'ultima, secondo quanto affermano le tradizioni locali, fu costruita sul luogo ove anticamente sorgeva un tempio pagano dedicato alla dea Giunone; l'iscrizione nella quale si attesta tale affermazione è tutt'oggi conservata all'interno dell'odierna cattedrale.

• Battistero della Cattedrale. Attiguo alla Cattedrale, a una quota inferiore, è presente il Battistero, intitolato a San Giovanni Battista. Costruito nell'XI secolo su pianta ottagonale. Infatti, nella chiesa primitiva, le fonti battesimali hanno spesso forma ottagonale alla base o si innalzano su una struttura rotonda con otto pilastri. La forma ottagonale è il simbolo della resurrezione. L'ottagono evoca la vita eterna, che si raggiunge immergendo il neofita nelle fonti battesimali, infatti, nella Cattedrale, la pianta ottagonale è stata mantenuta inalterata, è ripresa dal grande vascone centrale del 1200 che veniva usato per il battesimo ad immersione totale.

Non è la fonte battesimale più antica: nel 1100 veniva impiegato un grande mortaio in pietra, conservato in uno degli angoli, per battezzare ad aspersione e comunque vi è, sempre al suo interno un’altra un'antica vasca ad immersione del IX secolo.

• Chiesa di S. Michele Arcangelo a Ventimiglia Alta. Edificata nel X secolo dai Conti di Ventimiglia come priorato monastico dei monaci benedettini dell'Abbazia di Lerino, rivista in stile romanico nell'XI secolo e ancora nel XII secolo.

• Convento delle Canonichesse Lateranensi e chiesa di Sant’Antonio Abate a Ventimiglia Alta. Il complesso conventuale venne edificato nel corso del 1667 e 1668 per volontà degli stessi abitanti intemeli. I lavori progettuali e di edificazione furono realizzati dall'architetto Pietro Antonio Corradi. Nel 1843 la gestione del convento femminile fu affidata alle Figlie di Maria Santissima dell’Orto. Nella sua storia recente servì inoltre come ospedale cittadino e, successivamente, come edificio scolastico. Nella chiesa, inserita nel complesso, tra le varie opere pittoriche e scultoree è esposta la tela attribuita a Paolo Piazza raffigurante il Compianto di Cristo.

• Oratorio di S. Giovanni Battista detto “dei Bianchi” a Ventimiglia Alta, edificato dalla confraternita dei Bianchi nel corso del XVII secolo. Convertito in sala cinematografica e teatrale nel secondo dopoguerra, è stato sottoposto a restauro negli anni dieci del duemila che ha riportato l'oratorio al suo originario aspetto.

• Oratorio di San Secondo detto “dei Neri” a Ventimiglia Alta. Fu edificato nel corso del 1650 per volere della Confraternita della Misericordia. L'oratorio è stato recentemente restaurato con la riapertura al culto religioso nel 2011.

• Ex chiesa di San Francesco d'Assisi a Ventimiglia Alta. Il primo impianto strutturale dell'edificio, sconsacrato e di proprietà comunale, è risalente al XIV secolo e fu associato al convento dell'Ordine dei Frati Minori. L'attuale corpo si rifà allo stile barocco. Nel 2013 sono stati appaltati lavori di recupero dell'ex chiesa, che dagli anni cinquanta del Novecento ha visto la struttura utilizzata per usi diversi, portati a compimenti nel 2016 con l'apertura al pubblico dei restaurati interni. Vi si conservano ancora i cicli affrescati del Quattrocento raffiguranti l'Annunciazione e Santa Caterina.

• Chiesa parrocchiale di Sant’Agostino a Ventimiglia. Già annessa all'omonimo complesso conventuale e chiostro la chiesa, il cui primo impianto risalirebbe al 1487, fu più volte rimaneggiata nel corso dei secoli. L'ultimo intervento di parziale ricostruzione si rese necessario tra il 1958 e il 1959 a seguito dei danni provocati dai bombardamenti aerei (1944) durante la seconda guerra mondiale. L'interno si presenta a tre navate, in stile neogotico. Tra le opere conservate la tela ovale Sant'Agostino tra i santi Giovanni Battista e Antonio abate, attribuita a Francesco Brea, e un crocifisso in legno del XV secolo. Alle pareti del presbiterio gli affreschi sono stati realizzati da Luigi Morgari. La parrocchia è stata istituita nel 1882.

• Chiesa parrocchiale di Cristo Re a Ventimiglia. Ubicata nella zona di Nervia, nacque inizialmente come cappella della parrocchiale di Sant'Agostino; nel 1936 divenne parrocchiale autonoma. Nel corso dei bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale subì diversi danni alla struttura tanto che nel dopoguerra venne, di fatto, ricostruita.

• Chiesa parrocchiale di San Nicola da Tolentino a Ventimiglia. La parrocchia è stata istituita nel 1970.

• Chiesa parrocchiale di San Secondo a Ventimiglia. La parrocchia, già santuario diocesano, è stata istituita nel 1967.

Altri siti monumentali

• Porta Marina. A difesa del litorale, faceva parte della cinta muraria eretta nel ‘200, in seguito fu inglobata nelle fortificazioni cinquecentesche.

• Mura lungo il Roja. Bastioni del XVI secolo, a causa del loro limitato spessore non potevano resistere a lungo ad attacchi con armi da fuoco e già nel ‘600 erano considerati obsoleti.

• Piazza della Cattedrale. Luogo storico sul quale si affacciano la Cattedrale, il Monastero delle Canonichesse Lateranensi e il Palazzo del Vescovo. Su di essa correvano le mura del primo nucleo abitato medievale, anticamente chiamato “Ciassa”, ovvero Piazza nel senso di piazzaforte, fortezza.

• Via Garibaldi. L’antica “Carriera recta” (via Dritta) conserva sul lato orientale imponenti palazzi costruiti dal ‘600, con giardini pensili aperti verso il mare. Sul lato opposto sorgevano edifici pubblici, di cui restano tracce sotto gli intonaci.

• Il Magazzino dell’Abbondanza. Deposito di granaglie pubbliche (secolo XV), in stile gotico.

• La Loggia del Parlamento Quest’ultima fu interamente ricostruita nell’800 come teatro e oggi è sede della Civica Biblioteca Aprosiana. Al suo interno, un’importante raccolta di libri antichi a stampa dal XV al XVII secolo, formatasi grazie al monaco agostiniano Angelico Aprosio, grande bibliofilo ventimigliese.

• Porta Nizza e mura nord occidentali. Chiamata anticamente Porta di San Francesco, fu ricostruita nelle nuove mura cinquecentesche. Da essa partiva la linea difensiva della città verso nord- ovest, concepita per far fronte ad un eventuale attacco proveniente dalla costa o dall’entroterra. Le fortificazioni erano particolarmente munite nel lato rivolto verso la collina, molto vulnerabile, con il bastione detto Murrudibò.

• Porta Piemonte. Adiacente alla chiesa di San Michele Arcangelo, dove corrono le mura genovesi del 1529. Qui è situata via Piemonte, che era il luogo d’insediamento dei commercianti. Verso la fine del percorso si apre una piazzetta, usata anticamente come luogo di mercato: vi giungevano infatti i mercanti dal porto fluviale, ai piedi della collina, e dall’entroterra. Su di essa sorge un edificio trecentesco, forse l’antico ospedale.

Siti archeologici

Balzi Rossi

Balzi Rossi (toponimo italianizzato dal dialettale bàussi russi = sassi rossi) è il nome con cui si indica una località presso il confine di Stato di Ponte San Ludovico, caratterizzata dalla presenza di una parete rocciosa in cui si apre una serie di caverne. In alcune di queste, nel corso di varie campagne di scavi effettuati in tutta la seconda metà dell'Ottocento, sono stati scoperti numerosi reperti risalenti per lo più al paleolitico superiore, fra cui, oltre a svariati oggetti e resti di animali, una ventina di sepolture umane, di cui almeno sette riferibili a individui del tipo Cro-Magnon (uomo di Grimaldi).

Scavi romani

Occupano l'area a levante di Ventimiglia presso la foce del torrente Nervia e comprendono la città romana di Albintimilium con le terme e l'adiacente teatro romano: quest'ultimo, databile alla fine del II secolo d.C., è uno dei più piccoli nel suo genere e unico in Liguria insieme all'anfiteatro romano di Luni. Parte del materiale ritrovato nel corso degli scavi è esposto all'interno dell'antiquarium.

 

Ricerche di: Massimo Novero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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